di Maria Antonietta Cignitti
Il culto della Vergine Maria registra a partire dall’XI secolo un grande impulso sia attraverso la costruzione di chiese e santuari a lei dedicati sia con la diffusione di miracoli che le vengono attribuiti. Las Cantigas de Santa Maria, monumento della monodia iberica, rappresentano la devozione alla Madonna attraverso una collezione di 420 canti a lei dedicati, realizzate composte sotto il regno di Alfonso X (1221-1284) re di Castiglia e di Leòn. Alfonso, figlio di Ferdinando III e di Beatrice di Svevia, tra il 1270 ed il 1283. Alfonso X, detto el Sabio, che fu con buona probabilità autore di alcuni dei racconti, non fu un sovrano con particolari capacità politiche ma si distinse per il suo mecenatismo: l’amore per la cultura lo spinse a dare un imponente sviluppo agli studi scientifici e letterari tanto da far confluire nella sua corte le personalità più erudite del mondo cristiano, arabo ed ebraico, e a istituire un corso di musica presso l’università di Salamanca.

Questi canti sono conservati in quattro codici di cui tre notati e riccamente miniati i quali, oltre alle immagini che illustrano i miracoli narrati, presentano una serie di miniature che hanno per oggetto lo strumentario medievale, rappresentato quasi nella sua totalità, tanto da essere una fonte ricchissima di informazioni per gli studiosi ed i musicisti. Le miniature riproducono coppie di suonatori, talvolta in costume moresco, e alcune di esse ci possono illuminare sull’esecuzione anche ricca dal punto di vista dell’organico delle cantigas; in una di queste re Alfonso è ritratto circondato da un discreto numero di musicisti, cantanti e danzatori.

I testi poetici e la musica delle Cantigas derivano da fonti svariatissime; composti in lingua gallego-portoghese, lingua della poesia lirica della Castiglia fino al XIV secolo, narrano storie di pellegrinaggio, di peccato e di devozione profonda in cui interviene miracolosamente Santa Maria, per premiare o per punire. Ogni sequenza di nove cantigas rivolte all’esposizione di miracoli, ce n’è una de loor, di lode, caratterizzata da una rubrica apposita. Una gran parte dei miragres narrati appartengono alla tradizione dei miracoli attribuiti a Maria, tanto da trovare corrispondenze ed analogie anche in altre raccolte quali Les Miracles de Nostre Dame di Gautier de Counci e Los Milagros de Nuestra Señora di Gonzalo de Berceo altri sono originali mentre alcuni sono autobiografici e si riferiscono a vicende intercorse allo stesso re. Alfonso si cura inoltre di localizzare cronologicamente le storie narrate e, pur tenendo conto delle dovute limitazioni, uno dei molti punti di interesse è che le cantigas mostrano attraverso i loro testi uno spaccato della società del tempo. Infatti l’oggetto dei miracoli spesso non è la narrazione di fatti eccezionali ed eroici, ma piccoli momenti di vita vissuta, di difficoltà quotidiane in cui l’azione miracolosa della Madonna è richiesta per risolvere beghe familiari, intrighi di corte, problemi amorosi. La breve sintesi costituita dalla rubrica iniziale che correda ogni canto può darci l’idea di come la vita quotidiana costituisca uno dei temi principali delle cantigas:
“Come Santa Maria fece fabbricare ai bachi da seta due veli, perché la donna che li curava gliene aveva promesso uno e non glielo aveva dato”
“Come Santa Maria evitò a un contadino di morire per i colpi che gli davano un cavaliere e i suoi uomini”
“Come la donna che il marito aveva lasciato in custodia a Santa Maria, non poté mettersi al piede né togliersi la pantofola che le aveva donato il suo spasimante ”
“Come Santa Maria guidò i pellegrini, che si recavano alla sua chiesa a Soissons e di notte sbagliarono strada”
Tra i racconti non potevano mancare quelli riferiti a frati, monache e cavalieri e nella cantigas n° 235 è lo stesso re Alfonso protagonista di un prodigioso miracolo.

La forma di Las Cantigas de Santa Maria è quella della canzone con refram (ritornello) che posto all’inizio ha una ‘funzione tematizzante’ e conclusiva che richiama verosimilmente una esecuzione realizzata dal solista con l’intervento del coro nel ritornello. Le melodie sono a volte totalmente originali ma in molti casi attingono a fonti popolari, liturgiche, para–liturgiche e trobadoriche, e forse anche ad influssi arabi.
Note e bibl.:Cesare Segre, introduzione in Gautier de Coinci, Gonsalo de Berceo, Alfonso X el Sabio Miracoli della Vergine, testi volgari medievali, a cura di Carlo Beretta, Einaudi, Torino, 1999, pp. VII-XX;
Manuel Pedro Ferreira, The stemma of the Marian cantigas: philological and musical evidence, in Bulletin of the Cantigueiros de Santa Maria, n.6, 1994, pp.54-98;
Gustave Reese, La musica nel Medioevo, Rusconi, Milano, 1990, pp. 267-270.
