di Valentina Panzanaro
In etร moderna, il ballo italiano si configura come il risultato di un complesso processo di integrazione tra diverse tradizioni spettacolari locali e le strategie di rappresentazione del potere adottate dagli stati che, allโepoca, godevano di un prestigio sia a livello nazionale che internazionale. In particolare, si annoverano tra questi i ducati di Mantova, di Ferrara, il Granducato di Firenze, nonchรฉ territori di importanza strategica come Milano sotto dominazione spagnola.
Nel corso del tardo Cinquecento, la partecipazione alle manifestazioni festive da parte di dame e gentiluomini si configurรฒ come un comportamento ormai radicato e formalizzato, strettamente regolamentato dallโetichetta cortigiana. Tale adesione, ormai consolidata, assunse il ruolo di strumento privilegiato per la riaffermazione dellโappartenenza allโรฉlite sociale e rappresentรฒ altresรฌ un atto di devozione nei confronti del sovrano, contribuendo a rafforzare i legami di fedeltร e di prestigio allโinterno della cerchia cortigiana. In modo distinto, il โballo delle dameโ si affermรฒ quale espressione di un genere di spettacolo cortigiano elevato dalla presenza della principessa locale, conferendo allโevento un carattere di nobiltร e di prestigio. Nel tempo si intensificรฒ la partecipazione dei sovrani ai balli, instaurando un costume che investรฌ le piรน importanti capitali culturali europee, trasformandosi in un complesso di eventi spettacolari finalizzati a esaltare la magnanimitร , lโerudizione e la supremazia del principe. Esempi emblematici di tale fenomeno sono rappresentati da Vincenzo Gonzaga e suo figlio Francesco, i quali presero parte, al โBallo delle ingrateโ (1608) di Claudio Monteverdi, sottolineando cosรฌ il ruolo centrale della regalitร nel panorama delle manifestazioni di corte.
Il ballo di corte si caratterizzรฒ per la partecipazione di esecutori dilettanti, tra cui nobili, diplomatici, prelati, scudieri e paggi, i quali erano chiamati a condividere e a testimoniare lo spettacolo di potere, contribuendo cosรฌ al rafforzamento delle dinamiche di prestigio e di coesione sociale proprie delle รฉlite cortigiane. La pianificazione e lโorganizzazione degli eventi spettacolari erano affidate a membri dellโaristocrazia di elevato rango, i quali si occupavano di reclutare gli interpreti, di stabilire il calendario delle prove, di commissionare i costumi e le scenografie, nonchรฉ di mantenere informato il committente circa lโandamento dei preparativi, assicurando cosรฌ la coerenza e la riuscita delle manifestazioni danzanti. In alcuni casi si evidenziarono situazioni di particolare eccezionalitร , come nel caso del nobile Emilio deโ Cavalieri, il quale non solo ricoprรฌ il ruolo di organizzatore degli eventi, ma si distinse altresรฌ come compositore di musiche e coreografo di balli, assumendo cosรฌ una funzione poliedrica e di grande rilievo allโinterno della produzione teatrale e spettacolare dellโepoca.
Il ballo cortigiano si configurรฒ come una prerogativa distintiva delle manifestazioni spettacolari che caratterizzarono la cittร di Milano sotto il dominio spagnolo tra il Cinque e il Seicento. Sfilate e danze di quadriglie, eseguite da nobili dame e cavalieri in maschera, rientravano nelle celebrazioni organizzate per solennizzare le entrate di principi o per rendere omaggio al passaggio di vittoriosi condottieri dellโImpero asburgico. A testimonianza di tali eventi e delle relative esibizioni danzanti, si avvalsero di documentazione anche le opere del maestro di ballo Cesare Negri, detto il โTromboneโ, un nome scherzoso dato a colui “che ama suonare la tromba”. Danzatore e coreografo italiano attivo nella corte di Milano in questo periodo, Cesare Negri fondรฒ un’accademia di danza nel 1554, ideando il ballo dato in onore di Margherita d’Austria- Stiria nel salone di Palazzo Reale. Cesare Negri scrisse Le Grazie d’Amore (1602), trattato sulla teoria del balletto che esponeva il principio delle cinque posizioni di base per danzare. Nel 1604 lโopera fu ripubblicata con il titolo di Nuove inventioni di balli. Nel suo trattato descrive anche lโingresso in Milano di don Giovanni dโAustria avvenuto il 26 giugno 1574. In suo onore fu organizzato lโevento che Cesare Negri finanziรฒ personalmente che prevedeva una mascherata realizzata nel corso di Porta Romana, durante la quale quattro personaggi vestiti da re e altrettanti da regine danzarono un brando, mentre quattro uomini, vestiti da selvaggi, eseguirono un ยซabbattimento con bastoni e scudiยป, e altrettanti nani parteciparono a una mattaccinata. La sfilata si concluse con la partecipazione di ottantadue personaggi, impegnati nuovamente in un brando corale, sottolineando cosรฌ lโimportanza e la spettacolaritร di tali manifestazioni cortigiane.
Anche nella cittร dellโAquila nel tardo Cinquecento, in quella che viene definita lโetร margaritiana, si istaura unโintensa relazione culturale con la figlia di Carlo V, Margherita dโAustria, permettendo agli aquilani di sviluppare un ambizioso programma identitario, caratterizzato da eventi e spettacoli tesi a legittimare proprio la figura della duchessa governatrice in cittร . Durante i suoi soggiorni, Margherita dimostrรฒ unโattiva propensione a coinvolgere letterati, uomini di cultura e artisti, con lโobiettivo di trasformare la cittร in un crocevia internazionale di politica e diplomazia. Questa strategia si tradusse nellโorganizzazione di numerosi eventi di rilevanza pubblica, svolti allโinterno dei palazzi cittadini, finalizzati a promuovere la visibilitร e il prestigio della cittร stessa nel contesto internazionale.
Tra gli eventi documentati, i festeggiamenti per accogliere don Giovanni dโAustria, fratellastro di madama Margherita dโAustria, rappresentano unโoccasione unica per manifestare magnificenza. Organizzato con apparati festosi con grandi onori, lโevento รจ raccontato nel Breve trattato del capitano Francesco De Marchi …, stampato a LโAquila nel 1576, offrendo uno spaccato di vita cortigiana intorno allโevento ricco di balli e movenze in un clima festoso di allegria vissuto dalla nobiltร aquilana. Fu la stessa Margherita che volle ยซche si ballasse alcune sere con le dame sue & con alcune altre signore & con gentildonne che invitรฒ ร tale affettoยป. Don Giovanni dโAustria fu lโospite dโonore di vari ricevimenti in cui mostrรฒ una certa predilezione per il ballo; infatti, ยซfu visto danzare diversi balli ad uso di varie nationi & tra gli altri far la gagliarda con tanta leggiadria, che non vi era nรฉ uomo nรฉ donna che non restasse invaghitoยป. Il passaggio significativo della cronaca รจ la citazione della gagliarda, una danza molto in voga al tempo che lo stesso Cesare Negri descrive come ยซDei cinque passi, passetti, รจ salti, capriole, รจ girate di diverse sorti, mutanze et altro movimenti che intervengono nel uso del ballar la gagliardaยป.
Numerosi sono gli indizi che ci permettono di capire la circolaritร delle danze al tempo e lโimportanza della socialitร che rivestiva che questa forma dโarte in movimento, che permetteva di stabilire relazioni tra gli astanti e di vivere in un clima di cordialitร nelle corti.
Il trattato, come pure le cronache del tardo Cinquecento, rappresenta una cartina al tornasole di un clima culturale aquilano in continuo mutamento, vuoi per nuove situazioni politiche vuoi per una maggiore mobilitร sociale.


Bibliografia
Fonti:
- Mascherata in onore di don Giovanni dโAustria, Milano 1574.
- Breve trattato del Capitan Francesco De Marchi gentiluomo dellโaltezza di Madama, [โฆ], LโAquila, 1576.
- Cesare Negri, Le gratie dโAmore, Milano, 1602.
- Cesare negri, Nuove inventioni di balli, Milano, 1604.
Studi:
- Luca Pezzuto, Apparati effimeri, emblematica e arte al tempo di margherita dโAustria. Aquila 1569-1586, in Reti dโEuropa. Margherita dโAustria tra confini e modernitร , a cura di Silvia Mantini, Roma-Bari, Laterza, 2024.
- Maurizio Padovan, Il Cinquecento, in Storia della danza italiana dalle origini ai giorni nostri, a cura di Josรฉ Sasportes, Torino, EDT, 201, pp. 34-68.
- Francesco Zimei, Scene di vita musicale alla corte aquilana di Margherita dโAustria, in Il palazzo di Margherita dโAustria allโAquila, Pescara, Carsa, 2010.





























