di Cristina Ternovec
Nel 1632 vengono pubblicati a Roma, da Paolo Masotti i Canoni Enigmatici Musicali a due, tre, e quattro voci, con un Discorso sopra i Canoni di Giovanni Briccio, romano. Oltre al valore musicale, che ad un primo sguardo potrebbe sembrare modesto, ma è lo stesso Briccio nell’introduzione ad indicarli soltanto come “scherzi musicali”, è il loro valore storico e culturale ad essere altrettanto importante. Sono infatti un po’ lo specchio di quella società romana, ma non solo, degli inizi del Seicento, con quel fiorire di accademie minori in cui la cultura umanistica e quella più prettamente popolaresca si compenetravano a vicenda. Elementi di congiunzione tra questi due mondi erano anche personaggi come Giovanni Briccio (Roma 1579-1645), uomo di modesta estrazione, ma eclettico e poliedrico, dal carattere allegro e ilare, dotato di un’intelligenza viva e versatile e che grazie ai suoi molteplici interessi e la sua abbondante produzione, specie teatrale, riuscì ad impressionare anche i contemporanei. Venne infatti citato da Teodoro Ameyden, che ammirava la sua genialità: “è totalmente senza lettere…se studiato avesse, un Aristotele divenuto sarebbe”, Prospero Mandosio, Carlo Cartari, ed in vita ebbe contatti con importanti pittori come Federico Zuccari, Cavalier d’Arpino, Salvator Rosa, mentre le sue commedie venivano rappresentate a palazzo Altemps. Ciò nonostante la sua fu un’erudizione da autodidatta che spaziava in diversi campi dell’arte. Era infatti pittore, musicista, studioso e uomo di teatro: drammaturgo, scenografo, attore e animatore. Esordì come attore, da ragazzo, in casa di Sertorio Teofili, mentre frequentava la bottega del Cavalier d’Arpino. Durante la sua vita il Briccio non limitò la sua attività nelle sedi delle accademie o nei palazzi dei nobili, ma compose numerose commedie ridicolose, relazioni di avvenimenti e cerimonie, testamenti burleschi, capricci, barzellette, dialoghi surreali,…che ben esprimono il linguaggio e l’espressività della piazza carnevalesca e della festa popolare.
In molti suoi testi teatrali sono presenti le maschere della Commedia dell’arte a cui si aggiungono elementi musicali, spesso posti alla fine dell’atto, che annunciano l’evoluzione della Commedia dell’Arte verso le rappresentazioni di opere musicali.

Ma veniamo al Briccio musicista: è il giurista ed archivista Carlo Cartari attraverso i dati raccolti presso i figli Plautilla e Basilio Briccio, ad illustrarci i suoi esordi musicali.
Mentre una volta sonava alcune sonate sul chitarrino un certo gentilhomo chiamato M° Giacomo Cassia vedendo la buona dispositione gli disse se voleva imparar di musica che gli haverebbe insegnato come poi fece con molta benignità. Indi da se stesso con l’avesse appresa della musica imparò senza maestro a sonar di Cimbalo, organo, viola, liuto, violino et salterio.
Divenne poi prefetto di musica della Confraternita dei SS.Ambrogio e Carlo al Corso e maestro di Cappella a S.Girolamo degli Schiavoni.
A questo periodo potrebbe appartenere il mottetto a 3 voci In medio Ecclesiae aperuit os eius, pubblicato nella raccolta Selectae cantiones, Liber primus di Fabio Costantini nel 1616.
I Canoni enigmatici, posti in luce nel 1632, sono dedicati a Pier Francesco Valentini, famoso a Roma in quegli anni per aver pubblicato numerosi canoni tra cui il nodo di Salomone a 96 voci. All’interno del fascicolo troviamo 22 canoni, ognuno preceduto da un enigma in quattro versi, la cui risoluzione ci indica come eseguirlo. Come ci illustra lo stesso Briccio nel Discorso iniziale i canoni sono di due sorti Circolari, et Terminati, inoltre il Canone Enigmatico non deue hauere altra dechiaratione che il solo Enigma il quale altro non è che vna Alegoria oscura, ouero vna sentenza velata qual non si possa così facilmente intendere da ognuno ma solo da chi si seruirà della sottiliezza del ingegno.
Opera quindi realizzata con lo scopo di divertire il fruitore, un gioco matematico-enigmistico che mette in stretta relazione il mondo dei suoni e la matematica. Il canone, la forma più antica di polifonia, significa imitazione rigorosa in cui due o più voci o parti strumentali eseguono una stessa linea melodica, principiando l’una dopo l’altra a dati intervalli di tempo. Nel nostro caso la maniera di leggere quell’unica parte era indicata con una frase a indovinello da cui appunto canone enigmatico. Nell’opera sono presenti sia canoni, sia enigmi.
Esempi di enigmi con relativa risoluzione:
Esempio 1
Un cerchi fare dove ha più valore
L’interesse di un homo riposato.
L’altro faccia dapoi quant’è avanzato
A quello che si elesse esser tenore.
Capiamo subito che si tratta di un brano a due voci, di cui una eseguirà soltanto le 3 note di valore maggiore (Fa, Re, Do), mentre l’altra tutta la frase ad esclusione di quelle 3 note.

Esempio 2
Parteno un verso l’altro amici dua
Per salutarsi, e giunti in mezzo il piano,
Si abboccano e toccasi la mano
Ognuno poi ritorna a casa sua
Anche in questo caso è chiaro che le parti sono 2, ma visto che i due amici vanno uno verso l’altro, la seconda voce inizia dalla fine a ritroso.
Si incontrano al centro della frase per poi ritornare, la prima voce a ritroso, la seconda dritta al punto di partenza.

Note e bibl.: L. Mariti, Commedia ridicolosa. Comici di professione, dilettanti, editoria teatrale nel Seicento, Roma, Bulzoni, 1978
L. Mariti, Esercizio d’attore nel Seicento: Giovanni Briccio & C., in Studi in onore di Giovanni Macchia, Milano, Mondadori, 1983 ASR, Fondo Cartari- Febei, ms. vol. 115, 125 Copia consultata: Canoni Enigmatici Musicali a due, tre, e quattro voci, con un Discorso sopra i Canoni di Giovanni Briccio, romano, Roma 1632 Museo Internazionale e biblioteca della musica di Bologna, coll. X.161